LODI e MILANO

SINDACATO UNICOBAS SCUOLA LOMBARDIA
Segretario regionale: prof. Paolo Latella

"Voltaire e Pertini affermavano: ... Non sono d'accordo con le tue idee ma darei la vita perché tu le possa esprimere..."

Questo é lo spirito del blog. Tutti, compreso i partiti e i sindacati anche se non corrispondono alla nostra idea politico sindacale, possono pubblicare idee e notizie che tutelano, garantiscono, migliorano la scuola pubblica in tutti gli ambiti, indirizzi scolastici, studenti, personale docente, Ata sia a tempo indeterminato che precari. Se volete pubblicare il vostro scritto inviatelo a: unicobas.lombardia@gmail.com

mercoledì 22 febbraio 2017

Basta con questi giochetti cara mamma Cgil! Non sei più credibile!

Mi chiedono: "come mai nel mese di marzo ci saranno due scioperi... ma non se ne poteva fissare solo uno tutti insieme?

Nel mese di gennaio, siamo stati i primi come Unicobas insieme ai Cobas, abbiamo indetto lo sciopero del comparto scuola per venerdì 17 marzo 2017 contro le otto deleghe del governo e la legge 107/2015. Successivamente hanno aderito anche Usb e Anief.

Abbiamo cercato di coinvolgere le altre sigle sindacali, gli autoconvocati, le associazioni ma hanno risposto di no... adesso spunta lo sciopero dell'8 marzo al quale partecipa in extremis la Flc-Cgil come se nella scuola ci fossero solo donne e soprattutto, commettendo l'errore più grosso, quello di non definire uno sciopero generale.

Tutto questo è stato definito ovviamente a tavolino da " mamma " Cgil per destabilizzare e depotenziare l'accordo tra i maggiori e più rappresentativi sindacati di base che scenderanno davanti al Miur venerdì 17 marzo.2017 alle ore 9,30.
Basta con questi giochetti cara mamma Cgil! Non sei più credibile!

Finchè avremo questi personaggi che prima mimano una protesta e poi vanno a braccetto con il Governo, tutto diventerà sempre più difficile.

Sono gli stessi sindacati (Flc- Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) che stanno definendo insieme al Ministro i termini della chiamata diretta dimenticandosi quanto avevano promesso a luglio ritenendola inaccettabile e pericolosa.

Si ritengono soddisfatti e non hanno alzato un dito sulla quasi cancellazione dei diritti dei docenti della scuola statale e mi riferisco oltre alla "chiamata diretta", del compenso accessorio a discrezione del preside e a breve anche al maggior potere dato ai dirigenti scolastici che potranno sospendere i docenti fino a dieci giorni, senza doversi più preoccupare del rispetto dei termini del procedimento disciplinare. Termini non più tassativi che, una volta scaduti, non comporteranno la decadenza del potere disciplinare. E nemmeno l’invalidità della sanzione eventualmente irrogata. Lo prevede il nuovo testo dell’articolo 55-bis dello schema di decreto legislativo di riforma del testo unico sul pubblico impiego (decreto legislativo 165/2001) che l’esecutivo ha approvato in via preliminare venerdì scorso.

Il testo passa ora all’esame del parlamento per i prescritti pareri e, al termine dell’iter, sarà varato definitivamente dal governo.

Care colleghe e cari colleghi, dovremmo agire nella forma di lotta come i tassisti. Bloccare le scuole ad oltranza. Il problema diventerebbe pesante e metteremmo in ginocchio il Governo.

Lo ripeto ancora una volta, il 17 marzo 2017 sarò davanti al Miur a protestare, chi invece andrà a scuola senza porsi il problema, perchè tutto in fondo è inutile che cambi... beh! Allora si faccia un'esame di coscienza... e la smetta di lamentarsi davanti alle macchinette del caffè perchè di cazzari in Italia ne abbiamo già troppi!

Paolo Latella
Segretario della Lombardia
Direttivo nazionale Unicobas Scuola

lunedì 20 febbraio 2017

Renziani e minoranza già litigano sul tesoro ereditato dal Pci (in vista dell'eventuale scissione)

Ancora non c'è stata la scissione (e non è detto che ci sarà) e già la maggioranza renziana e la minoranza "litigano" sul tesoro ereditato dal Partito Comunista, poi finito nelle casse del Pds e dei Ds. Lo riporta un articolo del Corriere della Sera che dà conto del piano messo già a punto dal tesoriere del Pd Francesco Bonifazi.
Bonifazi ha sulla scrivania un atto per intentare una causa civile e proteggere il tesoro del Pci da un'eventuale scissione portata avanti da Massimo D'Alema.
Circa 2400 immobili, oltre a 410 opere d'arte, tra cui pure due Guttuso e altre opere di Mazzacurati. È l'enorme tesoro a "filiera corta" che il Partito Comunista ha trasmesso a Pds e Ds, salvo poi essere tolto di fatto al Pd con un'abile mossa dell'ex tesoriere diessino Ugo Sposetti, fedelissimo di D'Alema. "Faremo una class action promossa da ex iscritti ai Democratici di sinistra - annuncia Bonifazi - perché quel patrimonio appartiene alla storia del nostro partito e non a una fondazione privata".
Un patrimonio che, in euro, vale almeno mezzo miliardo di euro. Secondo i renziani si arriva anche a toccare il miliardo. Un ammontare di beni che Sposetti, allora tesoriere, divise in circa 62 fondazioni e associazioni, riporta il Corsera, dislocate in tutta Italia. "Fu una mossa per tenere il patrimonio al riparo dai creditori dei Ds, che avevano accumulato centinaia di milioni di debiti ma soprattutto per evitare che finisse al Pd", fanno sapere dal Nazareno.
Bonifazi sta quindi lavorando a una class action per non far perdere al Pd, con un'eventuale scissione, tutta l'eredità accumulata e ha messo nel mirino l'operazione condotta da Sposetti.
"La legittima casa di questo patrimonio è il Pd - spiegano ancora dal Nazareno - non di D'Alema e i suoi. Bonifazi, che si è avvalso di consulenti, ritiene di aver individuato un vulnus giuridico: "Secondo il codice civile le fondazioni non sono uno strumento giuridico per "segregare" un patrimonio, bensì per perseguire un fine filantropico e culturale". [..] Ogni iscritto ds in disaccordo con quella scellerata decisione potrà fare causa alla rispettiva fondazione: abbiamo un lungo elenco. Perché c'è anche una questione politica chiave: quel patrimonio è stato accumulato grazie a tanti compagni e compagne che donarono i risparmi per costruire Case del Popolo e finanziare altre attività del partito".
Secondo Sposetti invece si trattò di un'operazione necessaria per far sì che il patrimonio "non si dissolvesse: le centinaia di sedi del patrimonio storico del Pci e dei partiti venuti dopo sono a disposizione delle attività del Partito Democratico", ha spiegato il senatore.

Fonte: Corriere della Sera e commento su Huffingtonpost

giovedì 16 febbraio 2017

Il confine tra mobbing e stalking

Dall’inglese to mob (attaccare, assalire) il fenomeno del mobbing si presenta come una fattispecie complessa. Si tratta di una condotta conflittuale e degenerativa protratta nel tempo volta ad escludere ed emarginare il lavoratore dipendente, che viene sottoposto a maltrattamenti in limine con vere e proprie persecuzioni da parte di colleghi e superiori. In assenza di una figura incriminatrice ad hoc nel codice penale per le condotte di mobbing, la giurisprudenza ha classicamente ricondotto il fenomeno del mobbing all’interno del perimetro sanzionatorio del delitto di cui all’articolo 572 codice penale, valorizzando il dato letterale della norma. Nell’articolo 572 codice penale, infatti, rubricato - a seguito delle modifiche operato dalla Legge n. 172/2012, “maltrattamenti contro familiari e conviventi”, vi è un espresso riferimento anche ai maltrattamenti contro una persona soggetta all’autorità dell’agente. Tuttavia l’applicazione della norma non può estendersi a qualsivoglia forma di discriminazione del datore avverso il lavoratore, ma si restringe a quelle peculiari ipotesi nelle quali il rapporto tra superiore e subordinato sia di natura para-familiare, ossia un contesto che per dimensioni e rapporti di quotidianità possa essere assimilato ad una famiglia. In sostanza, necessitando di un rapporto interpersonale caratterizzato da relazioni intense ed abituali tali da avvicinarsi a quelle familiari, non si deve cedere alla tentazione di collegare sistematicamente gli episodi di mobbing al reato ex articolo 572 codice penale, non potendosi sempre configurare un rapporto di natura para-familiare tra dipendenti e superiori nelle strutture aziendali, soprattutto in quelle di notevoli dimensioni. Altri orientamenti giurisprudenziali, infatti, hanno in questo senso escluso l’applicabilità dell’articolo 572 codice penale alla vicende svoltesi all’interno di grandi aziende[1].
Con un interessante pronuncia del 2014[2] un GUP di Taranto ha elaborato una soluzione alternativa alla classica sussunzione degli episodi di mobbing nella fattispecie dei maltrattamenti sul lavoro. Verificata l’insussistenza del rapporto para-familiare nell’azienda e valutato di non poter così applicare l’articolo 572 codice penale alla luce della richiamata giurisprudenza, il GUP, rinvenute diverse assonanze nella situazione patologica che intercorre tra mobber e vittima con il fenomeno criminale dello stalking, ha ritenuto di poter inquadrare la condotta di mobbing nella fattispecie di cui all’articolo 612 bis codice penale, rubricato “atti persecutori”.
Individuato dalla dottrina criminologica di common law e trasposto nel nostro ordinamento italiano per il tramite dell’articolo 612 bis codice penale con il dichiarato intento di apportare una tutela rafforzata e specifica contro variegate ipotesi di maltrattamenti e condotte aggressive, lo stalking, così tipizzato dal legislatore italiano, si delinea come una forma di persecuzione cui consegue il verificarsi di tre eventi alternativi: il ripetersi di una condotta di minaccia o di molestia indesiderata dalla vittima deve determinare una reazione emotiva che si manifesti in rilevanti disagi psichici, quali un perdurante e grave stato d’ansia e paura; ovvero nel fondato timore per la propria incolumità e quella delle persone care; ovvero ancora in un’alterazione delle proprie abitudini di vita.
Di conseguenza, sembrerebbe di poter ricondurre le casistiche di mobbing nella cornice del reato di stalking laddove la condotta del datore di lavoro si concretizzasse nella reiterazione di atteggiamenti discriminatori perpetrati a mezzo di minaccia e molestia tali da ingenerare nella vittima anche uno soltanto dei summenzionati eventi alternativi.
Tale soluzione non esula da critiche in merito a diversi profili di problematicità.
Nonostante alcune affinità tra la figura del mobbing e quella dello stalking, i due fenomeni presentano notevoli differenze. Soffermandosi, in primis, sul modus operandi del soggetto agente, si rileva una diversità sostanziale: il comportamento dello stalker si caratterizza per la ricerca di un contatto esasperato con la vittima, che viene letteralmente perseguitata e psicologicamente torturata al punto di arrivare, in certi casi, a modificare le proprie abitudini di vita per sfuggire all’ossessione del suo predatore; diversamente, nel caso del mobber, la condotta dell’agente si esplica solamente all’interno dell’ambiente di lavoro. Pertanto, benché i patimenti sofferti delle vittime di mobbing possano facilmente trascendere l’attività professionale riversandosi collateralmente nelle diverse sfere della vita privata incidendo sul generale benessere psicofisico, il locus commis delicti diviene un elemento di specificità del fenomeno. La violenza psicologica è ristretta ad un determinato ambiente sociale non rientrando, nel concetto di mobbing, le tensioni e i conflitti che si innescano in altri settori della vita.
In definitiva, lo stalking consiste nel deterioramento delle relazioni interpersonali la cui tipizzazione ad illecito penale rappresenta un’anticipazione di tutela rispetto ad un escalation di persecuzioni senza limite, mentre il mobbing si delinea come la degenerazione di un rapporto di lavoro che, pur presentando potenziali ripercussioni esterne, si consuma sempre e solo all’interno dell’ambiente lavorativo.
Vista la diversità oggettiva dei fenomeni, si tratteggia una certa differenza anche per ciò che concerne il profilo soggettivo. Le motivazioni e le finalità che animano le condotte sono opposte: il mobbing si caratterizza una serie di episodi persecutori connessi dal dolo specifico dell’agente volto a danneggiare il dipendente e terminare il rapporto di lavoro; lo stalking, invece, è un reato a dolo generico che si manifesta nella coscienza e volontà di cagionare uno degli eventi costitutivi della fattispecie, nel quale l’intento perseguito dall’agente non è di per sé distruttivo, ma si sostanzia nella patologica, disperata e insistente ricerca di un contatto con la vittima, ingenerando ansia e paura per la propria incolumità e per quella delle persone care.
In buona sostanza, il fenomeno dello stalking deve considerarsi come una forme di persecuzione ben più grave.
Le stesse finalità di tutela che hanno determinato l’elaborazione di queste due figure rimarcano e costituiscono la più grande differenza intercorrente tra le medesime.
Il delitto di “atti persecutori” ex articolo 612 codice penale è considerato un reato plurioffensivo, concepito a tutela dei beni della libertà morale (intesa come libertà di autodeterminazione), dell’integrità individuale (salute mentale e fisica della vittima) e, secondo alcuni autori[3], dell’incolumità individuale. Si tratta di una norma volta a prevenire un iter criminis che potrebbe potenzialmente portare a conseguenze ben più nefaste per la vittima rispetto agli eventi costitutivi del reato in questione, come la morte o lesioni gravissime.
La finalità di tutela del mobbing, invece, si rinviene nella salvaguardia del soggetto passivo nella sua dignità sul luogo di lavoro.
Orbene, considerando il limite del principio di offensività[4], per il quale l’azione criminale deve essere necessariamente lesiva dell’interesse tutelato dall’illecito penale tipico, la sussunzione di un’ipotesi di mobbing all’interno del quadro normativo dello stalking rischia di promuovere un sillogismo giuridico pericoloso, in quanto “un’equazione semplicistica che, di fronte all’eterogeneità delle relazioni sociali in analisi, porti ad allineare la tutela della serenità e fiducia nel rapporto di lavoro alla tutela dell’integrità psichica, confonde la ratio dei due modelli”[5].
Senonché, alla luce della disamina sin qui proposta, la criticità dell’equiparazione tra le due fattispecie consta nel fatto che se, oltre ai punti di contatto tra i due fenomeni, si considerano anche i beni giuridici tutelati dall’articolo 612 codice penale, l’inquadramento del mobbing nella cornice dello stalking giustificato dal solo verificarsi dell’evento giuridico descritto nella norma, rischia di distorcere la tipicità del reato di “atti persecutori”. Nell’accertamento tra la conformità del fatto e il tipo legale deve altresì valutarsi la presenza dell’offesa del bene giuridico tutelato, diversamente operando il confine tra l’interpretazione estensiva e quella analogica si assottiglia finanche a scomparire.
Per concludere, a parere di chi scrive il ricorso allo strumento del diritto penale deve ponderare scrupolosamente tutti gli aspetti di ogni singola vicenda. E non ci si riferisce sempre e solo a quelli normativi, ma anche a quelli personali. Se il disvalore delle condotte di mobbing si manifesta nella rottura dell’equilibrio di un rapporto di lavoro, la finalità da perseguire dovrebbe rivolgersi al recupero della relazione tra datore e lavoratore. Un recupero che porti ad una prosecuzione del rapporto oppure ad una pacifica conclusione dello stesso. L’intervento dello strumento penale rischierebbe di danneggiare anche le vittime del mobbing, soprattutto al giorno d’oggi, dove gli spazi e le professionalità nel mondo del lavoro si costruiscono anche grazie alla qualità ed alla solidità dei rapporti interpersonali. Non sempre lo strumento più invasivo è quello giusto, molto spesso la risoluzione di una controversia in sede civile potrebbe giovare ad entrambe le parti.
[1] Così, Cass. Pen. Sez. VI, n. 13088 del 20.03.2014; Cass. Pen. Sez. IV, n. 26594 del 26.06.2009, in www.olympus.uniurb.it/, fattispecie nelle quali la Suprema Corte, dinnanzi ad un’ipotesi di mobbing, ha escluso la sussistenza del delitto di cui all’art. 572 c.p. per essersi verificate le condotte vessatorie nel contesto di un’articolata realtà aziendale.
[2] Trib. di Taranto, n. 176 del 07.04.2014, in Il mobbing come stalking: prospettive e limiti, di Giovanna Pisani, in www.dirittopenalecontemporaneo.it.
[3] A. CADOPPI, Efficace la misura dell’ammonimento del questore, in Guida dir., 2009, pp. 19, 52.
[4] Sulla funzione politico-garantista dell’offesa F. MANTOVANI, in Diritto Penale, 2009, p. 209 e ss.
[5] GIOVANNA PISANI in Il mobbing come stalking: prospettive e limiti, in www.dirittopenalecontemporaneo.it, opera cui si rimanda per una trattazione più approfondita della tematica.
Articolo pubblicato in: Diritto penale

articolo di  
fonte: http://www.filodiritto.com/articoli/2016/10/il-confine-tra-mobbing-e-stalking.html

Sto difendendo un insegnante di una scuola primaria di Milano accusato ingiustamente...

Accade in una scuola primaria statale nella provincia di Milano.
Sto difendendo un insegnante, nella fase pregiudiziale, accusato dal dirigente scolastico per aver abbandonato la classe durante la lezione (è andato in bagno perché stava male). Nella classe sono presenti un bambino disabile grave e un bambino bes.
La lettera di contestazione di addebito fa riferimento proprio a questo episodio.
La memoria difensiva dimostra che:
1) L'insegnante ha spesso denunciato al dirigente scolastico l'assenza dell'insegnante di sostegno che si rifiuta di rimanere in classe perchè a suo dire è responsabile solo del bambino disabile .

2) Il bambino bes ha atteggiamenti aggressivi ed è pericoloso. Ha aggredito fisicamente una insegnante mandandola al pronto soccorso, ha malmenato diverse compagne ma non sono stati presi dei provvedimenti.

3) Il personale scolastico presente nel corridoio, alla richiesta di aiuto del docente perchè doveva andare in bagno si è rifiutato di vigilare per il brevissimo periodo la classe.

4) Alla richiesta con l'interfono al vicario di provvedere alla breve sostituzione, il vice preside ha detto che non c'erano insegnanti disponibili mentre in sala insegnanti erano presenti docenti in attesa di supplenza.

Ricordo che è compito del dirigente scolastico definire tutte le strategie e attivare tutte le azioni idonee all'inclusione e al superamento di queste criticità. Il bambino va tutelato e difeso e nella classe non devono accadere situazioni del genere, i bambini devono vivere la quotidianità scolastica in modo sereno. Come stabilisce la normativa, nella classe deve essere presente un insegnante di sostegno che non deve occuparsi solo dello studente disabile grave.

Inoltre il dirigente sta inviando quasi una raccomandata al giorno al docente che si trova in una situazione psicologica critica. Addirittura sono state contestati anche ritardi inesistenti sia di ingresso che di consegna del programma proprio nei giorni in cui l'insegnante era in malattia. 

Il consiglio di classe non è intervenuto in difesa del collega... ulteriore dimostrazione di come, a volte, i colleghi si disinteressano delle situazioni e pensano solo al proprio orticello per non avere problemi... con il DS.
Stiamo valutando se presentare una denuncia di mobbing e stalking alla Procura della Repubblica di Milano.

Aspettiamo che il dirigente legga la memoria difensiva e mi auguro che questa spiacevole situazione venga chiarita e si prendano seri provvedimenti nei confronti di chi si è rifiutato di aiutare l'insegnante in difficoltà. Alcune considerazioni: è assurdo che che i bambini e gli insegnanti debbano subire aggressioni fisiche.

Di fronte a casi gravi di comportamenti aggressivi è assolutamente necessario ampliare la rete degli interventi. Una rete adeguata potrebbe prevedere l’intervento di psicologo, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta, educatore, anche con possibili interventi domiciliari. La famiglia dovrebbe condividere le regole di comportamento, sanzionando tramite identiche strategie i comportamenti scorretti, di comune accordo con la scuola, veramente intesa come intera comunità educante, che si faccia carico del problema, investendone anche il Gruppo di Lavoro per l’Inclusività, in tutte le sue componenti, non lasciando i docenti di classe da soli a fronteggiare le situazioni... ma questo lo sappiamo che dovrebbe essere compito della politica e nella legge delega sul sostegno purtroppo non è previsto.


Paolo Latella
Segretario della Lombardia
Dirigente nazionale Unicobas Scuola

sabato 11 febbraio 2017

Cara mamma Cgil Scuola, cosa mi succede stasera? Il 26 luglio 2016 erano solo parole soltanto parole… alla fine “la chiamata diretta” si farà!

Cara mamma Cgil Scuola, cosa mi succede stasera?

Il 26 luglio 2016 erano solo parole soltanto parole… alla fine “la chiamata diretta” si farà!

Era il 24 luglio 2016 e Pantaleo l’ex segretario della Flc-Cgil Scuola attaccava duramente le scelte del governo sulla chiamata diretta dei docenti.
Pantaleo affermava:  Si tratta di scelte in grado di provocare solo rabbia, rancore e divisioni all'interno del personale scolastico. Il governo, con il suo operato, non ha fatto altro che continuare l'attuazione delle politiche dell'ex ministro Gelmini e il dissenso della scuola è stato chiaramente manifestato in occasione del voto delle amministrative e dai due milioni di firme raccolte per il referendum, confermiamo il massimo impegno per contrastare, nei prossimi mesi, la chiamata diretta che va a calpestare i diritti e la dignità professionale dei docenti”.

Sono passati sette mesi dai proclami e dalle minacce di una guerra sociale contro il Governo in difesa della scuola pubblica… e da allora tutto è cambiato anzi nulla è cambiato. La Flc-Cgil il 9 novembre era seduta tranquillamente al tavolo delle trattative insieme alla Cisl, Uil, Snals e Gilda.
Ecco il comunicato della Cgil tutt’altro che di scontro sindacale con il Governo:
Rispetto alla prima bozza  di proposta illustrata nel primo incontro, nella riunione di giovedì 9 febbraio 2017 sono stati registrati alcuni significativi passi di convergenza su alcuni aspetti. Permane ancora una significativa distanza su diverse altre parti, ma il clima al tavolo lascia sperare in una possibile soluzione condivisa tra le parti. La trattativa proseguirà nelle giornate di mercoledì 15 (di pomeriggio) e giovedì 16 di mattina”.

Altro che guerra al Governo contro la “Chiamata diretta! Inciucio… micio micio bau bau in arrivo!

Durante l’incontro (tra i sindacati confederali e il ministro Fedeli) del 9 febbraio pare che il Miur abbia ridotto il numero di requisiti da richiedere ai docenti da 36 a 27.

I 27 requisiti sono segreti e guai a divulgarli al personale della scuola (insegnanti e personale non docente)  e si trovano sulla scrivania dei segretari di Flc Cgil – Cisl – Uil – Snals e Gilda, ma possiamo intuire che tra questi requisiti avranno un “peso” importante gli incarichi organizzativi, la presenza nello staff del dirigente scolastico , essere stato referente per progetti di reti di scuole, attività di tutoraggio).
Sarà importante il colloquio che l’insegnante dovrà sostenere davanti al Dirigente.

Potrei usare aggettivi come vergognoso, scandaloso ma non lo farò scrivo solo che la coerenza in politica e nel modo sindacale tra confederali e i lavoratori è soltanto di facciata.

L’incontro con il Miur sulla " Chiamata diretta " in pratica sull’assegnazione dei docenti titolari di ambito su scuola scelti dai dirigenti avverrà il 15 febbraio.

Sappiamo intanto che il Collegio dei docenti sulla “chiamata diretta” non avrà funzioni deliberative ma consultive.

In pratica una riunione inutile perché il dirigente potrà decidere da solo i 27 criteri.

Chi presenterà la domanda di trasferimento... a cosa andrà incontro?

Insomma il 15 febbraio 2017 sapremo l'inciucio... che uscirà dall'incontro.

Noi intanto siamo riusciti nell'intento di coinvolgere tutti i sindacati di base in un grande sciopero generale unitario.

Parteciperanno Cobas, Unicobas, Usb, Anief e Cub e scenderanno davanti al MIUR il 17 marzo alle 9,30 per gridare NO a tutta legge 107 e agli 8 figli e figliastri della legge cioè le 8 leggi delega che consentiranno al PD di schiacciare il bottone per la totale distruzione della scuola pubblica laica statale.

Un’ultima considerazione che riguarda gli insegnanti tecnico pratici (ITP) della scuola statale.
Il Governo agli insegnanti di laboratorio ha sbattuto definitivamente la porta in faccia! A questa professionalità ha detto di no! Ha detto basta! Costate troppo! Dalla riforma Berlinguer ad oggi più della metà dei posti occupati in questi laboratori sono stati cancellati. Il Partito Democratico ha presentato due decreti per bloccare le tre sentenze esecutive del Tar del Lazio che obbligava il Miur a ripristinare le ore cancellate delle materie di indirizzo e dei laboratori negli istituti tecnici e professionali. 

Con questa scelta i laboratori verranno cancellati e ovviamente gli insegnanti tecnico pratici finiranno nella giungla degli esuberi. Una vergogna! Una scelta reazionaria del Partito Democratico che con due decreti "politici" bloccherà le sentenze esecutive del Tar del Lazio e soprattutto il diritto allo studio! Lo ricorderemo il giorno delle elezioni politiche!

Le frasi di Pantaleo del 24 luglio erano vere? Avrebbe voluto contestare il Governo contro la “Chiamata diretta”? Qualcuno non gliel’ha permesso?

Insegno dal 1985 nella scuola italiana e di proclami della Cgil ne ho sentiti e letti… che voi umani non potreste immaginarvi.
[…] E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia…

È tempo di… scendere in piazza il 17 marzo 2017 alle 9,30 davanti al Miur!
Perché la scuola pubblica laica statale non deve morire!

Paolo Latella
Segretario della Lombardia
Dirigente nazionale dell'Unicobas Scuola

giovedì 9 febbraio 2017

Visite fiscali 2017 orari: guida completa con tutte le novità, gli orari aggiornati e le regole, per lavoratori privati, statali e per gli insegnanti per non incorrere in problemi e sanzioni.

Visite fiscali 2017: informazioni su orari per insegnanti, dipendenti pubblici e privati del 2017. Di seguito tutte le novità sulle novità fiscali 2017 introdotte con la decisione del Ministro Madia di riformare gli orari e le fasce di reperibilità.

Le visite fiscali 2017 e i loro orari cambiano infatti con le decisioni della Madia, che stabilisce un nuovo polo informatizzato Inps e soprattutto dei controlli ripetuti sullo stesso periodo di malattia.
Ciò vorrà dire che per gli stessi giorni di malattia si potranno ricevere più di una volta la visita fiscale negli orari stabiliti per il 2017. Di seguito vedremo nel dettaglio cosa cambia per statali, insegnanti e lavoratori privati.

Gli orari per le visite fiscali erano ormai stabilite da un paio di anni e anche per il 2017 le fasce di reperibilità rimarranno invariate. Gli orari delle visite fiscali, come per lo scorso anno, saranno differenziate per i lavoratori privati e i dipendenti pubblici.
Vedremo se con l’introduzione della riforma, che verrà discussa a metà febbraio 2017, cambieranno le fasce orarie per la visita.

Per chi non fosse bene informato con il termine visita fiscale si intendono gli orari in cui i dipendenti pubblici e privati sono sottoposti a controlli in caso di assenza dal lavoro per malattia.
Conoscere gli orari aggiornati in cui possono avvenire le visite fiscali è importante per il lavoratori di qualsiasi settore, date le pesanti sanzioni previste.

L’INPS, attraverso un’apposita circolare, ha illustrato le modifiche entrate in vigore dallo scorso anno: le regole diramate dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale riguardano sia i Medici fiscali e che i lavoratori. Le regole e le sanzioni stabilite per le visite fiscali sembra che rimarranno invariate anche per il 2017 e al momento non sono state comunicate variazioni.

I lavoratori, in particolare, nel caso in cui al momento della visita fiscale non si trovassero nel domicilio indicato nella documentazione, andranno incontro a pesanti sanzioni.
Per evitare problemi quando si è in malattia è dunque necessario sapere quando vengono applicati i controlli.

In caso di malattia il dipendente pubblico o privato dovrà farsi rilasciare il certificato medico e rendersi reperibile presso l’indirizzo indicato per la visita fiscale. Sarà poi obbligo del medico curante inviare, in modo telematico, l’attestato medico all’Istituto di Previdenza.
Il dipendente, entro due giorni dal verificarsi della malattia, dovrà inviare copia del certificato al datore di lavoro.

Il Ministro Madia ha reso nota la sua proposta di riforma delle visite fiscali e del funzionamento della Pa. Tanti i cambiamenti con il Decreto Madia a partire dall’istituzione di una polo unico informatizzato per la gestione delle visite fiscali per statali e privati gestito dall’Inps.

Verrà infatti istituito un polo unico a cui far riferimento per tutti gli argomenti di materia “visite fiscali e orari di malattia”. Sarà poi questo polo a svolgere tutti gli accertamenti e inviare il medico al domicilio del lavoratore malato nelle fasce orarie previste per legge.
Statali, insegnanti e privati faranno così riferimento ad un unico centro, il cui obiettivo sarà quello di rafforzare l’efficacia dei controlli.

Quindi per i dipendenti pubblici cambia tutti, dal momento che non faranno più riferimento alla Asl, ma comunque a questo centro dell’Inps. Questa però non è l’unica novità, dal momento che nel decreto dovrebbe essere presente anche l’armonizzazione delle fasce orarie di reperibilità.

Al momento infatti i dipendenti pubblici devono essere reperibili per 4 ore, mentre i privati per 7 ore nel giorno della malattia. Ciò potrebbe cambiare a partire da metà febbraio, dal momento che si dovrebbe andare verso un periodo di reperibilità uguale per tutti.
I dipendenti pubblici potrebbero quindi ben presto dover essere reperibili ben oltre l’orario stabilito al momento.

Inoltre sembra che i controlli, con l’introduzione del decreto Madia, potranno essere ripetuti e per lo stesso periodo di malattia si potranno avere anche più visite fiscali.
Quindi non si sarà esentati da licenziamento o da altri provvedimenti dopo aver ricevuto la prima visita fiscale.

Per il momento tutte le novità del decreto Madia non sono però entrate in vigore e dovremo attendere metà febbraio perché queste nuove disposizioni sulle visite fiscali vengano messe in pratica.
Per il momento gli orari e le fasce di reperibilità per le visite fiscali sono quelle di seguito e non vi sono ancora cambiamenti per le visite fiscali 2017.
Visite fiscali dipendenti Statali, le regole per il 2017

Vengono accorpati all’interno di questo gruppo: i dipendenti statali, gli insegnanti, i lavoratori della Pubblica Amministrazione, i lavoratori degli Enti locali, i vigili del fuoco, la Polizia di Stato, le Asl, i militari e in generale le forze armate.

La reperibilità in questo caso è attiva 7 giorni su 7, comprese le giornate non lavorative, i festivi, i prefestivi e i weekend. Ciò comporta che si dovrà rimanere presso il proprio domicilio anche nei giorni non lavorativi, come ad esempio domenica o giornate di festa.

Per quanto riguarda le fasce orarie, i lavoratori potranno ricevere una visita fiscale:
dalle ore: 9.00 alle ore: 13.00,
dalle ore: 15:00 alle ore: 18:00.

Nelle seguenti fasce orarie i dipendenti statali sono tenuti a restare presso l’indirizzo di residenza indicato nella documentazione medica di malattia e attendere la visita del medico fiscale inviata dal datore di lavoro o dall’INPS.

Il vincolo di reperibilità decade in presenza dei seguenti motivi:

1) malattie di una certa entità di cui necessitano cure salvavita.
2) Infortuni di lavoro.
3) Patologie documentate e identificate le cause di servizio.
4) Quadri morbosi inerenti alla circostanza di menomazione attestata.
5) Gestazione a rischio.

Sono esenti anche i dipendenti che hanno già ricevuto la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato.
Nell’art. 10 del Decreto Legge 15 settembre 2000 si può leggere la lista delle terapie che comportano esclusione dalle visite fiscali.

Sono esentati da visita fiscale i lavoratori che per le terapie devono sottoporsi a ricovero, anche in day hospital. In questi casi non si dovrà portare il certificato medico.
Visite fiscali per insegnanti e comparto scuola, le regole per il 2017

Per i docenti e tutti i dipendenti del settore scuola valgono gli orari e le modalità indicate per i dipendenti pubblici. Ma in questo caso il Dirigente scolastico potrà richiedere la visita fiscale sin dal primo giorno di malattia solo in casi specifici.

La richiesta della visita fiscale può infatti avvenire fin dal primo giorno di malattia solo per le assenze che si verificano subito prima o subito dopo dei periodi non lavorativi.
Il Preside potrà quindi chiedere una visita fiscale nel primo giorno di malattia nei periodi successivi o precedenti alle pause festive, come ad esempio Pasqua o natale, o ai weekend.
Visite fiscali dipendenti privati, le regole per il 2017

Anche per i dipendenti privati gli orari della visita fiscale per il 2017 rimangono gli stessi e non subiscono variazioni rispetto all’anno precedente.
Per quanto riguarda i dipendenti privati, permane l’obbligo di reperibilità 7 giorni su 7, ma, rispetto ai lavoratori pubblici, cambiano leggermente gli orari:
dalle ore: 10:00 alle ore: 12:00.
dalle ore: 17:00 alle ore: 19:00.

Le eccezioni e le esenzioni precedentemente elencate per i lavoratori pubblici, valgono anche per i dipendenti privati.
Visite fiscali 2017: le regole per il medico

Il medico fiscale ha il dovere di verificare le condizioni fisiche del paziente e di analizzare la patologia riportata all’interno del documento di malattia. In caso di necessità, potrà protrarre la diagnosi di 48 ore, variarla e sollecitare il dipende a sottoporsi ad un controllo specialistico.

Sarà compito del medico inviare poi l’attestato medico all’Istituto di Previdenza, entro il giorno seguente all’inizio della malattia. Il dipendente invece dovrà trasmettere la copia del certificato medico al datore di lavoro entro due giorni dall’inizio della malattia.
In questo caso si potrà mandare anche solo il numero di protocollo, con cui poi verranno svolti i controlli.
Visite fiscali: le sanzioni

Se, al momento della visita fiscale, il lavoratore non si trovasse all’interno della residenza segnalata nella certificazione e fosse sprovvisto di motivazione, non avrà più diritto al 100% retribuzione per i primi 10 giorni di malattia. Per i giorni seguenti
invece la retribuzione scenderà al 50%.

Il dipendente avrà inoltre 15 giorni di tempo per comprovare la propria assenza ed evitare la sanzione sopra indicata.
Lo stipendio durante il periodo di malattia

Nel corso del periodo di assenza per malattia, lo stipendio diminuisce progressivamente alle fasce temporali:
dall’inizio della malattia e fino al nono mese (incluso) la retribuzione sarà del 100%,
dal 10° mese fino ad un anno di assenza la retribuzione sarà del 90%,
dal 13° al 18° mese, la retribuzione sarà pari al 50%.
Visite fiscali 2017: cosa succede il sabato, la domenica e i giorni festivi?

Gli orari delle visite fiscali sono validi anche per i giorni festivi e durante il week end, questo perché il datore di lavoro ha diritto a richiedere la visita fiscale anche durante questo periodo.
Se il week end o il giorno festivo ricade durante il periodo di malattia si può infatti richiedere una visita fiscale al lavoratore malato.

In questo caso però la richiesta della visita fiscale è a pagamento e la fatturazione deve avvenire al richiedente nel momento della richiesta. La richiesta deve inoltre essere inoltrata entro le 11:30 del giorno precedente al giorno di richiesta della visita.

Le fasce orarie per la visita fiscale in questo caso saranno i seguenti per i lavoratori privati:
dalle 10:00 alle 12:00;
dalle 17:00 alle 19:00.

Anche per i dipendenti pubblici gli orari invece rimangono quelli che abbiamo messo in chiaro in precedenza: dalle 9:00 alle 13:00 e poi dalle 15:00 alle 18:00.
Lo stesso orario è in vigore per gli insegnanti, che dovranno quindi rispettare le fasce orarie stabilite per i dipendenti pubblici.

fonte: https://www.forexinfo.it/visite-fiscali-2017-orari-regole-sanzioni

mercoledì 8 febbraio 2017

Il docente tecnico pratico (ITP) è un patrimonio professionale, un esempio concreto di eccellenza italiana ma che si sta estinguendo per colpa di questa politica...

La figura dell'insegnante tecnico pratico spesso viene scambiata per assistente tecnico ma è un docente a tutti gli effetti.


Bisogna però rammentare a qualche collega di laboratorio che proprio la (compresenza) deve prevedere una propria didattica collegata agli argomenti trattati dal docente teorico. 

Non si può lasciare gran parte delle attività didattiche all'insegnante di teoria altrimenti si corre il rischio di passare dalla parte del torto. 
Per questo motivo dobbiamo continuare il nostro validissimo e preziosissimo lavoro in laboratorio perchè la scuola pubblica laica statale ha la necessità del supporto fondamentale del docente di laboratorio, anzi andrebbe inserito trasversalmente in ogni ordine di scuola nell'ambito delle nuove tecnologie.
Nel caso del laboratorio di informatica gestionale, gli esercizi nei vari linguaggi di programmazione ed i progetti informatici devono essere gestiti dagli Itp (insegnanti tecnico pratici) dalla fase di progetto fino alla pubblicazione dell'applicativo sul Web o sul server dell'Istituto. 
Tutta la fase di controllo (verifiche e interrogazioni degli studenti) nel laboratorio devono essere effettuati dall'insegnante tecnico pratico.

l''Itp deve "passare" i voti pratici al collega teorico che li utilizzerà nell'insieme della valutazione della materia.

E' ovvio che le valutazioni non possono essere completamente diverse... tra orale, scritto e pratico... perchè vuol dire allora che c'è qualcosa che non quadra nella valutazione.
Ci deve essere una grande "intesa" didattica tra i due docenti. 

Il successo didattico delle conoscenze e delle competenze sta proprio in questa sinergia.

Il programma didattico sia quello preventivo, intermedio e finale può essere presentato anche solo dall'insegnante teorico, è importante però che specifichi la parte laboratoriale a cura dell'insegnante tecnico pratico (Itp).

Ho proposto l'esempio del docente di laboratorio di informatica gestionale che insegna nel corso di studi della scuola secondaria di secondo grado nel secondo biennio e quinto anno: Amministrazione Finanza e Marketing articolazione: Sistemi Informativi Aziendali (ex Mercurio - programmatori) ma la progettualità e le attività che ho descritto, poste in altre materie laboratoriale negli istituti tecnici e professionali, devono seguire lo stesso iter didattico.

Rammento ai dirigenti scolastici che si ostinano a non consentire ai colleghi ITP l'accesso e l'utilizzo del registro on line che il decreto legislativo 1277/48 introduce nel Comparto Istruzione italiano il profilo dell’Insegnante Tecnico Pratico (ITP) il cui titolo di accesso all’insegnamento è il Diploma quinquennale abilitante.

Ai sensi dell’art.5 della Legge 124 del 1999 viene riconosciuta al profilo dell’ITP piena autonomia e completa priorità di voto sia in sede di valutazione sia nelle operazioni di scrutinio, dotando lo stesso di registro personale, al pari degli altri docenti.

Al profilo dell’ITP viene affidata la responsabilità di conduzione delle attività di laboratorio nelle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, dapprima in piena autonomia e successivamente, con ore parziali, in compresenza riconoscendogli, giuridicamente ed economicamente, il ruolo e la dignità di “docente”.

Le attività didattiche cosiddette “tecnico-pratiche”, ancorché in compresenza, si svolgono nei laboratori alla presenza di un assistente tecnico di laboratorio che, non appartenente al profilo docente ma al personale ATA, al quale spetta di provvedere alla preparazione del materiale e degli strumenti per le esperienze didattiche e per le esercitazioni pratiche nonché il riordino e la conservazione del materiale e delle attrezzature tecniche, mentre la conduzione dell’attività didattica è esclusiva competenza dell’insegnante tecnico pratico nella sua funzione e ruolo di docente.

Il profilo di ITP opera in sinergia, e mai in subordine nè gerarchico né funzionale, col docente teorico condividendo, insieme, strumenti , criteri ed obiettivi sia didattici che valutativi.

L’ITP in virtù dei livelli operativi succitati, si configura come un profilo appartenente al ruolo docente e non va confuso con la figura dell’Assistente di Cattedra soppressa fin dal 1999, o con quella dell’Assistente Tecnico, appartenente al ruolo ATA (Ausiliari, Tecnici, amministrativi).

Gli ITP sono un patrimonio culturale importante che ogni scuola dovrebbe avere, non solo gli istituti tecnici e professionali.

Con la presenza dei docenti di laboratorio potremmo aumentare le competenze degli studenti di ogni ordine scolastico e grado di istruzione. 

Ecco di chi stiamo parlando, sono gli insegnanti di:

Conversazione in lingua straniera Laboratori di Fisica
Laboratori di liuteria Laboratorio di logistica
Laboratorio di odontotecnica Laboratorio di ottica
Laboratori di produzioni industriali ed artigianali della ceramica
Laboratori di scienze e tecnologie aeronautiche
Laboratori di scienze e tecnologie delle costruzioni aeronautiche
Laboratori di scienze e tecnologie agrarie
Laboratori di scienze e tecnologie chimiche e microbiologiche
Laboratori di scienze e tecnologie della calzatura e della moda
Laboratori di scienze e tecnologie delle costruzioni
Laboratori di scienze e tecnologie elettriche ed elettroniche
Laboratori di scienze e tecnologie informatiche
Laboratori di scienze e tecnologie meccaniche
Laboratori di scienze e tecnologie tessili, dell’abbigliamento e della moda
Laboratori di servizi di ricettività alberghiera
Laboratori di servizi enogastronomici, settore cucina
Laboratori di servizi enogastronomici, settore sala e vendita
Laboratori di tecnologie e tecniche delle comunicazioni multimediali
Laboratori per i servizi socio–sanitari
Laboratorio di scienze e tecnologie nautiche
Laboratorio di scienze e tecnologie delle costruzioni navali
Laboratorio di tecnologie del legno
Laboratorio di tecnologie del marmo
Laboratorio di tecnologie orafe Gabinetto fisioterapico
Addetto all’ufficio tecnico
Esercitazioni pratiche per centralinisti telefonici
Esercitazioni di pratica professionale
Conversazione in lingua straniera (FRANCESE)
Conversazione in lingua straniera (INGLESE)
Conversazione in lingua straniera (SPAGNOLO)
Conversazione in lingua straniera (TEDESCO)
Conversazione in lingua straniera (RUSSO)
Conversazione in lingua straniera (ALBANESE)
Conversazione in lingua straniera (SLOVENO)
Conversazione in lingua straniera (SERBO-CROATO)
Conversazione in lingua straniera (CINESE)
Conversazione in lingua straniera (GIAPPONESE)
Conversazione in lingua straniera (EBRAICO)
Conversazione in lingua straniera (ARABO)
Conversazione in lingua straniera (NEO-GRECO)
Conversazione in lingua straniera (PORTOGHESE)

Molti insegnanti di laboratorio (sono compresi tra gli ITP gli insegnanti di conversazione di lingua straniera) per poter rimanere nella scuola hanno dovuto studiare e abilitarsi sul sostegno. Insomma inventarsi un altro mestiere perchè quello che avevano scelto, per cui avevano studiato non serviva più, allo Stato questi insegnanti costavano troppo... e molti di loro hanno addirittura perso il lavoro perchè è stata cancellata la compresenza in diversi corsi di studio.


Il Governo agli insegnanti di laboratorio ha sbattuto definitivamente la porta in faccia! A questa professionalità ha detto di no! Ha detto basta! Costate troppo! Dalla riforma Berlinguer ad oggi più della metà dei posti occupati in questi laboratori sono stati cancellati. Il Partito Democratico ha presentato due decreti per bloccare le tre sentenze esecutive del Tar del Lazio che obbligava il Miur a ripristinare le ore cancellate delle materie di indirizzo e dei laboratori negli istituti tecnici e professionali. 

Con questa scelta i laboratori verranno cancellati e ovviamente gli insegnanti tecnico pratici finiranno nella giungla degli esuberi. Una vergogna! Una scelta reazionaria del Partito Democratico che con due decreti "politici" bloccherà le sentenze esecutive del Tar del Lazio e soprattutto il diritto allo studio! Ce lo ricorderemo il giorno delle elezioni politiche!

I miliardi di euro destinati all'istruzione statale sono stati dirottati in altri ministeri... ma questa storia già la conoscete.

E poi ci domandiamo perchè molti dei nostri studenti sono degli analfabeti funzionali.

Paolo Latella
Segretario Unicobas Scuola Lombardia
Membro della direzione nazionale del sindacato Unicobas Scuola

martedì 7 febbraio 2017

E' colpa degli insegnanti della scuola statale se gli studenti sono ignoranti? No! Rivolgetevi ai politici incompetenti!

prof. Paolo Latella
Unicobas Scuola Lombardia
La docente universitaria Emma Nardi (Università Roma Tre) ha dovuto correggere l'email degli studenti perchè piene di errori grammaticali, lo sta facendo dal 2010...

600 tra accademici della Crusca, rettori, storici (Galli della Loggia, Canfora ed Isnenghi), filosofi (Cacciari), sociologi (Diamanti) hanno firmato un appello e inviato al Governo nel quale denunciano l'incapacità degli studenti di scrivere in italiano.

Dopo tutte queste denunce... facciamo chiarezza. Di chi è la colpa?

Dalla riforma Berlinguer fino ad oggi la scuola pubblica laica statale ha subito una regressione strutturale dal punto di vista didattico (riduzione di ore di lezione frontale e laboratoriale per gli studenti ma con un programma da svolgere addirittura maggiore) e organizzativo gestionale ( aumento del 100 % di classi assegnate ai professori, da tre classi a 6-8 classi e spesso con un numero massimo di tre ore per classe), aggiungiamo anche un progressivo impoverimento culturale dei giovani per la poca voglia di leggere e studiare e la quasi totale mancanza di interessi e motivazioni verso la conoscenza.

Con la riforma Gelmini-Tremonti hanno tagliato tutto, le classi di concorso, l'orario di scuola, i laboratori, i progetti, i fondi per gli interventi didattico-educativi, le funzioni del collegio dei docenti, le ore di assistenza didattica da assegnare ai disabili, la carta igienica.

Il Tar del Lazio ha emesso, in questi ultimi anni, tre sentenze esecutive dichiarando che quella riforma riduceva il diritto all'istruzione cancellando le ore di lezione frontali e laboratoriali delle discipline d'indirizzo per tutti gli studenti degli istituti tecnici e professionali.

Il ripristino immediato del vecchio quadro orario di 36 ore di lezione alla settimana doveva avvenire già dal 2013.

Il Miur avrebbe dovuto ripristinare gli orari precedenti ai decreti 87 e 88 del 2010, annullati dallo stesso Tar Lazio a seguito del primo ricorso (sentenza n. 3527/2013).

Ecco le sentenze:
Sentenza esecutiva del Tar del Lazio n. 3019 dell'8 marzo 2016
Sentenza esecutiva del Tar del Lazio n. 6438/2015
Sentenza esecutiva del Tar del Lazio n. 3527/2013

Il Ministero dell'Istruzione è fuori legge come sono fuori legge i ministri che dal 2013 hanno diretto il dicastero di Viale Trastevere a Roma non rispettando le regole e le sentenze del Tar del Lazio!

Sparare sugli insegnanti della scuola statale come al solito è troppo semplice... dare a loro la colpa dell'analfabetismo funzionale degli studenti è assurdo, paradossale e vergognoso!

La finissero una buona volta questi tuttologi di pontificare senza mai scendere in piazza a protestare insieme agli insegnanti a favore dell'istruzione statale.

Per non parlare dei politici che si lamentano degli studenti perchè ignoranti, proprio loro che sono gli unici artefici e responsabili della distruzione della scuola pubblica laica statale e come opera finale stanno per approvare gli 8 decreti ministeriali collegati all'impianto della legge 107/2015 per disintegrarla completamente!

Proprio loro che hanno nominato un ministro dell'Istruzione, dell'Università e Ricerca senza laurea ma con una grande voglia di ascoltare...

Paolo Latella
Segretario della Lombardia
Direzione nazionale del sindacato Unicobas Scuola