LODI e MILANO

SINDACATO UNICOBAS SCUOLA LOMBARDIA
Segretario regionale: prof. Paolo Latella

"Voltaire e Pertini affermavano: ... Non sono d'accordo con le tue idee ma darei la vita perché tu le possa esprimere..."

Questo é lo spirito del blog. Tutti, compreso i partiti e i sindacati anche se non corrispondono alla nostra idea politico sindacale, possono pubblicare idee e notizie che tutelano, garantiscono, migliorano la scuola pubblica in tutti gli ambiti, indirizzi scolastici, studenti, personale docente, Ata sia a tempo indeterminato che precari. Se volete pubblicare il vostro scritto inviatelo a: unicobas.lombardia@gmail.com

giovedì 18 maggio 2017

Decreti attuativi Buona Scuola, pubblicati in Gazzetta Ufficiale: le novità e quando entreranno in vigore

Pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti legislativi della Buona Scuola firmati lo scorso 13 aprile dal Presidente della Repubblica Sergio Matterella. Entrata in vigore dal 31 maggio 2017. Si tratta nello specifico dei decreti legislativi sulla promozione della cultura umanistica, sull’effettività dei diritto allo studio, sul riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria per renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione, sulla valutazione e l’esame di Stato, sull’inclusione scolastica, sulla revisione dei percorsi dell’istruzione professionale, sulla scuola italiana all’estero e sullo zero – sei.  È possibile trovarli nei supplementi ordinari della Gazzetta Ufficiale n.112 del 16 maggio 2017.

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 59  – Formazione iniziale e accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria

Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria per renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera b), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00067) (GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)
Entrata in vigore del provvedimento: 31 maggio 2017
Dal 2018 tutti i laureati potranno partecipare alle nuove selezioni, basta che abbiano conseguito 24 crediti universitari. I nuovi concorsi avranno cadenza biennale. Chi vince la selezione dovrà intraprendere un percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio, con una retribuzione crescente che parte fin dal periodo della formazione, fino al terzo anno dove sarà possibile arrotondare svolgendo anche le supplenze. Svolti i tre anni di formazione, se la valutazione sarà positiva, scatterà l’immissione in ruolo. Si prevede una fase transitoria durante la quale saranno esaurite le Graduatorie a esaurimento e quelle dell’ultimo concorso del 2016.

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 60  – Promozione cultura umanistica

Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera g), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00068) (GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)
Entrata in vigore del provvedimento: 31 maggio 2017

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 61  – Istruzione professionale

Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, nonchè raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera d), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00069) (GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)Entrata in vigore del provvedimento: 31 maggio 2017
I percorsi di istruzione professionale si comporranno da un biennio più un triennio, per una durata complessiva di 5 anni. Dall’anno scolastico 2018/19 (anno nel quale il sistema entrerà in vigore) gli indirizzi dei professionali passeranno da 6 a 11. Stanziati 48 milioni a regime per incrementare il personale scolastico. Stabilizzato lo stanziamento di 25 milioni di euro per l’apprendistato formativo.

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 62  – Valutazione ed Esami di Stato

Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00070) (GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)Entrata in vigore del provvedimento: 31 maggio 2017
Per vedere all’opera la nuova maturità dovremo attendere l’anno scolastico 2018/19, anno nel quale entrerà in vigore. Per conoscere tutte le novità relative al nuovo esame di Stato, basta cliccare qui. Arriva “Il curriculum della studentessa e dello studente” in cui saranno riportate le materie ricomprese nel piano di studi con l’indicazione del monte ore complessivo destinato a ognuna di queste. In una specifica sezione del curriculum saranno “indicati, in forma descrittiva, i livelli di apprendimento conseguiti nelle prove scritte a carattere nazionale”, distintamente per ciascuna delle discipline oggetto di rilevazione e la certificazione sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese.
Per quanto riguarda il primo ciclo rimangono i voti che saranno però affiancati da una specifica certificazione delle competenze. Alla primaria la bocciatura (o meglio, “non ammissione”)  è prevista solo in casi eccezionali e con decisione unanime dei docenti della classe.

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 63  – Diritto allo studio 

Effettività del diritto allo studio attraverso la definizione delle prestazioni, in relazione ai servizi alla persona, con particolare riferimento alle condizioni di disagio e ai servizi strumentali, nonchè potenziamento della carta dello studente, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera f), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00071) (GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)Entrata in vigore del provvedimento: 31 maggio 2017
Aumentate le risorse per il diritto allo studio: 30 milioni vengono destinati per il 2017 alla copertura di borse di studio, altri 10 milioni (all’anno, fino al 2019-2020) vengono invece stanziati per l’acquisto di sussidi didattici nelle scuole che accolgono alunni con disabilità. Altri 10 milioni ancora vengono investiti, dal 2019, per l’acquisto da parte delle scuole di libri di testo e di altri contenuti didattici, anche digitali. Previsto, inoltre, l’esonero totale dal pagamento delle tasse scolastiche

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 64  – Scuola italiana all’estero

Disciplina della scuola italiana all’estero, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera h), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00072) (GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)Entrata in vigore del provvedimento: 31 maggio 2017

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 65 – Zero – sei

Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera e), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00073) (GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)Entrata in vigore del provvedimento: 31 maggio 2017
Potenziato di 50 insegnanti (da 624 a 674) l’organico. I tempi di permanenza fuori dall’Italia passano dai 9 anni attuali a due periodi di 6 anni scolastici che dovranno però essere intervallati da un periodo di 6 anni nelle scuole italiane del Paese.

DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 66 – Inclusione

Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00074) (GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)Entrata in vigore del provvedimento: 31 maggio 2017
l decreto sull’inclusione degli alunni con disabilità ha registrato diverse modifiche in accoglimento delle proposte uscite dalle Commissioni parlamentari.

venerdì 5 maggio 2017

Una proposta di legge sulla “legittima difesa” scritta con i piedi e in contrasto con l'art. 3 della Costituzione italiana quindi incostituzionale!


Una proposta di legge sulla “legittima difesa” scritta con i piedi e in contrasto con l'art. 3 della Costituzione italiana quindi incostituzionale!

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L'articolo 3 della Costituzione fa a pugni con la proposta di legge sulla legittima difesa.
Potrei fare della satira su come il Partito Democratico abbia presentato un disegno di legge che è incostituzionale, ma vediamo perchè lo è.

Il legislatore ha voluto che si ritenesse “giusta” la reazione di fronte ad un'aggressione e all'introduzione violenta nelle proprietà, ma sempre con la necessità di proporzione tra difesa, offesa e attualità del pericolo. Questi sono i nuovi confini della legittima difesa, previsti dalla legge approvata dalla Camera il 4 maggio 2017 (la legge passa ora al Senato). I voti a favore sono stati 225, 166 i contrari (tutto il centrodestra, SI e Mdp), 11 gli astenuti.

Nella proposta di legge si considera legittima difesa la reazione a un'aggressione in casa, in negozio o in ufficio commessa di notte o all'introduzione con violenza, minaccia o inganno. Resta comunque ferma la necessità che vi sia proporzione tra difesa e offesa e l'attualità del pericolo. Già oggi si presume che vi sia proporzione se la difesa anche con armi riguarda un'aggressione domiciliare che mette in pericolo la propria o l'altrui incolumità oppure, ma in questo caso solo quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione, se si difende il proprio patrimonio.

Nella legittima difesa domiciliare è sempre esclusa la colpa di chi spara se l'errore, in situazioni di pericolo per la vita e la libertà personale o sessuale, è conseguenza di un grave turbamento psichico causato dall'aggressore.

Nel caso in cui sia dichiarata la non punibilità per legittima difesa, tutte le spese processuali e i compensi degli avvocati saranno a carico dello Stato. Un onere per l'erario stimato in 295.200 euro a decorrere dal 2017.

Proprio sull'assistenza legale a carico dello Stato si fonda l'incongruenza più grande e secondo me incostituzionale perchè proprio l'art. 3 della Costituzione afferma: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” quindi tutti sono eguali davanti alla legge e lo Stato deve pagare tutte le spese processuali e i compensi degli avvocati di ogni cittadino italiano dichiarato non punibile!

Paolo Latella

Comunicato-stampa congiunto Cobas-Unicobas del 4.5.2017 GLI SCIOPERI NO INVALSI ED I VERGOGNOSI DIVIETI DELLA COMMISSIONE DI GARANZIA

Comunicato-stampa congiunto Cobas-Unicobas del 4.5.2017
GLI SCIOPERI NO INVALSI ED I VERGOGNOSI DIVIETI DELLA COMMISSIONE DI GARANZIA


REVOCATO LO SCIOPERO DEL GIORNO 9 MAGGIO 2017

Dopo lo sciopero di ieri contro i quiz Invalsi e la legge 107 nella scuola dell’Infanzia, nella Primaria e Media di primo grado, gravissimo e ultra-discriminatorio intervento della Commissione di Garanzia che impedisce ai lavoratori/trici di effettuare il 9 maggio l’analogo sciopero nella scuola Superiore
Lo sciopero di ieri contro i quiz Invalsi e i decreti attuativi della legge 107 ha avuto un buon successo in tante città, Roma in primis, ed un risultato eccellente in particolare in Sardegna dove, anche grazie alla partecipazione di tanti genitori che hanno tenuto i figli/e a casa, un numero elevato di scuole sono state completamente chiuse per lo sciopero di docenti e ATA e, in generale, i quiz sono saltati parzialmente o totalmente in centinaia di scuole, cosicché i disastrosi indovinelli non sono stati propinati a migliaia di alunni/e della primaria. Come abbiamo più volte ricordato, lo sciopero e il boicottaggio dell’Invalsi sono stati motivati dal fatto che i decreti attuativi hanno aggravato ulteriormente la centralità già attribuita ai quiz Invalsi nella valutazione delle scuole, degli studenti e dei docenti, visto che nella scuola Media di Primo grado le rilevazioni dal prossimo anno rappresenteranno requisito indispensabile di ammissione all’esame conclusivo, mentre nella scuola Superiore, dall’anno successivo, gli studenti verranno sottoposti a quiz i cui esiti saranno riportati all’esame di Maturità, per essere ammessi al quale sarà indispensabile aver svolto il test Invalsi. In questo modo, la valutazione predisposta dai docenti cederà completamente il passo a quella estrapolata dai quiz standardizzati, con il conseguente ridimensionamento dell’intera professione docente. Gli insegnanti, per adeguarsi ai quiz, dovranno conformare la propria didattica agli indovinelli: ne emerge un modello di docente somministratore di prove standardizzate e “illustratore” di manuali per quiz, nel quadro dell’immiserimento materiale e culturale della scuola pubblica e del ruolo degli insegnanti, destinati ad un lavoro da “manovali intellettuali” tuttofare.
Le buone notizie, che ci sono arrivate dalle scuole ieri, sono state però oscurate dall’intollerabile e ultra-discriminatorio intervento della Commissione di garanzia (sugli scioperi) che ha reiterato, con una decisione gravissima, arbitraria e ingiusta, il divieto, emesso nei giorni scorsi, di scioperare nelle scuole Superiori il 9 maggio, giornata di effettuazione di quiz in tale ordine di scuole. Avevamo appreso una decina di giorni fa, prima con grande sorpresa e sconcerto poi con decisa indignazione, del divieto frapposto dalla Commissione di Garanzia allo sciopero del 9 maggio, divieto motivato sfruttando un sedicente “sciopero generale del Pubblico Impiego” indetto per il 12 maggio da tal “Federazione Sindacati Indipendenti” (FSI), struttura semisconosciuta e del tutto assente nella scuola. Dopo che centinaia di docenti avevano chiesto alla FSI di spostare al 9 maggio lo sciopero delle Superiori, ricevendone risposte sciocche e offensive, abbiamo inviato il 28 aprile una nota di protesta alla Commissione, in cui chiedevamo urgentemente la revoca del divieto. In essa abbiamo sottolineato quanto fosse ingiusta e discriminatoria l’imposizione, perché in passato ripetutamente la Commissione non ha applicato la “rarefazione” (cioè l’intervallo tra uno sciopero e l’altro) nel caso di sovrapposizioni tra scioperi generali e di categoria, anche perché altrimenti la convocazione di uno sciopero generale al mese da parte di chiunque impedirebbe ogni altro sciopero di settore. Tale non-applicazione è avvenuta anche ultimamente, intorno agli scioperi generali dell’8 marzo e del Primo maggio, visto che nelle settimane precedenti e successive tali date sono stati autorizzati numerosi scioperi di categoria, locali, territoriali. Invitavamo la Commissione a tenere nel debito conto il fatto che gli effetti dello sciopero della FSI saranno del tutto nulli nelle Superiori, a causa della loro assenza dal comparto scuola, mentre il nostro sciopero del 9 riguardava solo questo settore e di fatto i lavoratori/trici coinvolti nella somministrazione dei quiz. Ricordavamo, infine, che la convocazione dello sciopero da parte della FSI aveva potuto precedere di poche ore la nostra solo perché avevamo dovuto attendere 10 giorni la risposta – risultata poi negativa - della Commissione sul quesito (che la stessa Commissione ci aveva sollecitato, garantendo una risposta rapida) a proposito della possibilità che lo sciopero potesse coinvolgere solo le attività legate alle prove Invalsi e non la normale didattica. Tutte queste argomentazioni sono state di fatto ignorate dalla Commissione, che, nel pomeriggio di ieri, dando di fatto una mano all’Invalsi, al MIUR, alla ministra Fedeli e al governo dopo il successo della prima giornata di sciopero, ha reiterato il divieto. Che le nostre ragioni fossero forti lo dimostra persino il fatto che la prima notifica di divieto ci è giunta ben due settimane dopo la nostra comunicazione di sciopero, mentre la risposta alla nostra nota di protesta, con la conferma del divieto, è giunta cinque giorni dopo la nota stessa e dopo due giorni di riunione “permanente” della Commissione.
Pur indignati/e per un divieto che colpisce il diritto legittimo di tanti docenti ed ATA delle scuole Superiori a scioperare contro gli assurdi quiz Invalsi, e pur più che mai convinti delle nostre ragioni, ci vediamo costretti ad ottemperare al divieto, ingiusto e assolutamente discriminatorio, per non esporre i lavoratori/trici a possibili sanzioni pecuniarie e disciplinari. Pertanto revochiamo lo sciopero da noi convocato per il 9 maggio nella scuola Media Superiore su tutto il territorio nazionale e ci auguriamo che possano essere gli studenti ad ovviare a questa nostra forzata assenza nel sacrosanto boicottaggio dei disastrosi indovinelli.


Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS
Stefano d’Errico segretario nazionale UNICOBAS

martedì 2 maggio 2017

5 MAGGIO: NON PERDERTI IL CONVEGNO. PERDITI INVECE I TEST INVALSI DI MATEMATICA NELLA PRIMARIA: ESONERO PER IL GIORNO INTERO


5 MAGGIO: NON PERDERTI IL CONVEGNO. PERDITI INVECE I TEST INVALSI DI MATEMATICA NELLA PRIMARIA: ESONERO PER IL GIORNO INTERO 1937-2017: 80 ANNI. Tra passato e futuro Camillo Berneri, Antonio Gramsci, Carlo e Nello Rosselli: incontri, affinità, differenze Eliminati dai totalitarismi: storie ‘scomode’, ma insegnamenti fondamentali per la sinistra del futuro La ‘sinistra’ fra politica ed antipolitica Il 5 Maggio 1937 l’intellettuale anarchico Camillo Berneri veniva assassinato nella Barcellona rivoluzionaria da agenti stalinisti. Antonio Gramsci, sequestrato da Mussolini e lasciato a lungo senza cure, era appena morto a Roma il 27 Aprile 1937. Carlo e Sabatino Rosselli (detto Nello) vengono uccisi a Bagnoles de l’Orne da sicari fascisti il 9 Giugno 1937. 

ROMA, VENERDÌ 5 MAGGIO 2017 AULA MAGNA LICEO “T.MAMIANI” V.le delle Milizie, 30 - h. 15.00 Presiede Alvaro Belardinelli. Interverranno: Stefano Lonzar (Vice Presidente Associazione l’AltrascuolA): Berneri, i Rosselli e Gramsci: quattro uomini, un unico destino Pietro Adamo (Filosofo - Università di Torino): 1937-2017: l’eredità di Camillo Berneri Chiara Meta (UniRomaTre): Gramsci e gli anarchici Giampietro Berti (Università di Padova): Berneri e Rosselli. Anarchismo e liberalsocialismo a confronto Stefano d’Errico (Segretario nazionale Unicobas - autore di ‘Anarchismo e politica’): L’Anarchismo fra politica ed ‘antipolitica’: la revisione di Berneri (ieri e oggi) A seguire, TAVOLA ROTONDA/DIBATTITO: ‘Per una sinistra a guida etica contro tutti i totalitarismi’ Oltre ai relatori, partecipano: Alberto Benzoni (già Vicesindaco di Roma) Andrea Billau (Giornalista di Radio Radicale) Associazione Culturale Unicorno l’AltrascuolA qualificata dal Miur in base a DM.177/2000; direttiva Miur n.°170 del 21.3.16; Elenco Enti Accreditati/Qualificati del 23.11.16. Sede nazionale: V. Casoria, 16, Roma. Tel., segr., fax: 067027630 Unicobas Scuola & Università Sede nazionale: V. Casoria, 16 - 00182 Roma. Tel., segr., fax: 0670302626 Il Convegno è coperto da esonero dal servizio per l’intera giornata per il personale docente ed ata ai sensi dell'art. 64, commi 4 e 5, del vigente CCNL. Prenotatevi per il certificato relativo all'esonero, inviando una mail a: unicobas.rm@tiscali.it Come previsto dal D.M. 177/2000, art. 2, comma 5, le iniziative formative promosse da soggetti definitivamente accreditati come Enti di formazione da parte del MIUR, ai sensi della Direttiva 90/2003 sono riconosciute dall'Amministrazione scolastica e quindi non necessitano di specifica circolare Miur (Nota MIUR n. 3096 del 2/2/2016)

TEST INVALSI. Il nostro giudizio in merito è chiaro. Sciopero il 3 e il 9 maggio!

Unicobas Scuola: Si tratta di prove incongruenti in quanto sottopongono a verifica un processo di potenziamento della qualità formativa del sistema scolastico italiano che non è mai stato avviato dal ministero. Al contrario, i test Invalsi sono stati imposti insieme a una serie di misure (tagli di ore, tagli ai finanziamenti, aumento del numero degli alunni per classe, accorpamenti di classi, tagli al sostegno ecc.) che hanno reso sempre più difficile il lavoro degli insegnanti, peggiorando sensibilmente gli standard qualitativi della scuola italiana. In definitiva siamo di fronte all'ennesima operazione di facciata che serve a nascondere la realtà per diffondere un'immagine illusoria di efficienza e rigore amministrativo.


Si tratta di prove didatticamente discutibili, prove standardizzate che poco o niente hanno a che vedere con la specifica programmazione dei docenti, con gli obiettivi che essa si propone, con le metodologie improntate alla stimolo della motivazione, al potenziamento delle capacità di analisi e di ragionamento articolato. I test infatti: - sono uno strumento solo apparentemente oggettivo (se decontestualizzati non possono che rilevare parzialità inficianti); - veicolano una cultura frantumata e nozionistica (contraria a quanto si è andato affermando nella scuola: approfondimento, collaborazione, progettazione, verifiche mirate e articolate); - risultano avulsi rispetto alle progettazioni interne alle varie scuole (il modello uguale per tutto il territorio nazionale non può prevedere percorsi particolari); - le prove INVALSI non si presentano solamente come strumenti esterni di rilevazione degli apprendimenti, ma interferiscono nell'atto didattico-educativo e rappresentano uno strumento che, in vista delle rilevazioni, modifica l'attività didattica e le sue metodologie proponendo una standardizzazione degli insegnamenti e mettendo in secondo piano le capacità di analisi, sintesi ed elaborazione critica degli allievi.
Si tratta di prove discriminatorie poiché escludono gli alunni disabili, che dovrebbero addirittura essere allontanati dalla classe per non "inquinare" lo svolgimento dei test, cosa che non accade nemmeno in sede di esame di stato.
Va tenuto inoltre soprattutto presente la generale finalità di ristrutturazione del sistema scolastico e dell'inquadramento del personale a cui la rilevazione Invalsi è finalizzata.
I quiz ministeriali verranno usati per ristrutturare l'istruzione, cioè per aumentare i finanziamenti non alle scuole in difficoltà ma a quelle che saranno giudicate migliori in base ai quiz, e per valutare i docenti attraverso il rendimento degli studenti, istituendo maggiorazioni stipendiali e progressioni di carriera riservate ad un numero chiuso corrispondente al 25% della categoria.
Non si tratta di timori o di interpretazioni di parte, ma di processi concretamente avviati e in qualche caso già definiti.
Ricordiamo il decreto legislativo 27.10 2009 attuativo della legge 4.3.2009 n.15 (Decreto Brunetta) prevede la suddivisione del personale in 3 fasce sulla base della valutazione individuale delle performances a cui corrisponde una diversa attribuzione stipendiale accessoria: il 25% collocato nella fascia di merito alta; il 50% in quella intermedia; il 25% in quella bassa. Un inquadramento a numero chiuso, che dà già per scontato che i "meritevoli" non possano essere più del 25%. A questo s'aggiunge la L. 104/2013 ed il DEF dell'attuale Governo che, oltre ad un ulteriore rinvio del contratto (scaduto dal 2009), non stanzia fondi per gli scatti d'anzianità, dei quali la Gianni non si stanca di sostenere l'abolizione, in favore del 'merito' prodotto dall'incrocio fra le valutazioni discrezionali del dirigente scolastico ed i risultati Invalsi. L'idea è vecchia: costituire in ogni scuola un nucleo di valutazione anche con genitori e soggetti esterni, che lavori in diretto raccordo con l'INVALSI, elaborando un rapporto annuale che, oltre a fornire strumenti per la valutazione delle performances, orienti l'offerta formativa e la programmazione delle attività. La somministrazione delle prove Invalsi venne introdotta nel decreto sulle semplificazioni, che la definì 'attività ordinaria'. Una definizione oscura non prevista tra gli obblighi del nostro contratto di lavoro, un'illegittima e pericolosa invasione del campo contrattuale, come hanno denunciato sia la CGIL che l'Unicobas e i Cobas. Lo stesso l'art. 51 del decreto semplificazioni, divenuto legge 4/4/2012 n°. 35, recita: "Le istituzioni scolastiche partecipano, come attività ordinaria d'istituto, alle rilevazioni nazionali degli apprendimenti degli studenti, di cui all'art. 1,comma 5 del decreto-legge 7 settembre 2007, n.147". La definizione di "attività ordinaria" non è prevista nel nostro contratto di lavoro, che contempla solo attività di insegnamento e attività funzionali all'insegnamento. In sostanza, nel testo del decreto, ora legge, si fa riferimento ad attività ordinarie d'istituto e non ad obblighi individuali dei singoli docenti, che restano disciplinati dagli art.28 e 29 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, che ad oggi non ha subito modifiche.Quindi LA SOMMINISTRAZIONE E CORREZIONE DELLE PROVE INVALSI NON E' OBBLIGATORIA. Imporla è un abuso, un limite gravissimo alla libertà d'insegnamento e alle competenze del Collegio Docenti in materia di programmazione didattica.
Invitiamo perciò tutti i docenti a dichiararsi indisponibili all'effettuazione di tutte le attività connesse allo svolgimento delle prove Invalsi per la rilevazione degli apprendimenti per e ad opporre resistenza a questa inaccettabile schedatura di massa di studenti e docenti. Nelle forme seguenti:
- Dichiarazione di indisponibilità e, in presenza di ordine di servizio, atto di rimostranza contro le disposizioni del dirigente ed eventuale effettuazione delle prove solo dietro reiterazione dello stesso.
OPPURE
- Partecipazione agli scioperi indetti per i vari ordini e gradi di scuola.


Ecco i modelli:


venerdì 28 aprile 2017

Graduatorie di Istituto, inserimento III fascia: titoli d’accesso classi di concorso

Giungono in redazione diversi quesiti relativi ai titoli d’accesso alle diverse classi di concorso, in vista del prossimo aggiornamento/inserimento riguardante le graduatorie di Istituto di II e III fascia.
I quesiti riguardano l’inserimento in III fascia.

Ricordiamo che le nuove classi di concorso e i relativi titoli d’accesso sono indicati nel
DPR n. 19/2016, nel quale sono stati evidenziati diversi errori formali e non, che il Miur si è impegnato a correggere (ancora comunque non è stato fatto nulla in merito).

Da sottolineare, che il decreto suddetto, relativamente all’accesso alle classi di concorso (nel decreto si parla di accesso al TFA, che è ormai superato dal nuovo sistema di formazione e reclutamento) non ha indicato nulla per quei docenti già in possesso dei titoli di studio richiesti dalla normativa previgente, alla data di entrata in vigore del medesimo.

Allegate al decreto, comunque, vi sono le due tabelle riportanti le nuove classi di concorso e i relativi titoli d’accesso.

La Tabella A individua: le classi di concorso per la scuola secondaria di primo e secondo grado, identificate attraverso uno specifico codice alfanumerico; gli insegnamenti ad esse relativi; le corrispondenze con le classi di concorso di cui alle Tabelle A e D, allegate al decreto del Ministro della pubblica istruzione 30 gennaio 1998.

La Tabella B individua: le classi di concorso a posti di insegnante tecnico-pratico per la scuola secondaria di primo e secondo grado, identificate attraverso uno specifico codice alfanumerico, e gli insegnamenti ad esse relativi, le corrispondenze con le classi di concorso di cui alla Tabella C allegata al decreto del Ministro della pubblica istruzione 30 gennaio 1998.

Attendiamo che il Miur intervenga per correggere gli errori presenti nel Decreto e per superare la criticità di chi, al momento dell’entrata in vigore del DPR (23/02/2016), era in possesso di un titolo di studio valido per l’accesso alle “vecchie” classi di concorso.

Riforma classi di concorso: tabelle definitive semplificate di corrispondenza tra vecchie e nuove


fonte: Orizzonte Scuola

mercoledì 26 aprile 2017

La scuola pubblica laica statale ancora sotto attacco... per soddisfare il welfare tedesco!

La manovra richiesta da Bruxelles per mettere in ordine i conti del bilancio italiano (3,4 miliardi di euro) potrebbe comportare tagli anche a diversi ministeri e certamente al Miur per sistemare il bilancio di quest’anno. Quindi il rischio che avvengano meno stabilizzazioni nella scuola è concreto. Questo Governo non è diverso dagli altri. Si continua a colpire la scuola come se fosse un servizio invece lo ribadisco è un diritto costituzionale. Il voto è ormai l'unica arma democratica per cacciare questi politici incompetenti e servi di una Germania a cui dobbiamo garantire il welfare! Scuole gratis, assegni sociali per le mamme incinta, università praticamente quasi gratis, asili gratis, centro anziani gratis. Questa è l'Europa che vogliono mantenere. Privilegi per gli altri impoverendo l'Italia! Mi domando a cosa sia servita la Resistenza! Abbiamo cacciato i tedeschi e adesso ce li troviamo nei nostri conti correnti! Dimenticavo... la manovra correttiva non toccherà i contributi elargiti alle scuole confessionali e private che tra stato, regioni e comuni si aggirano intorno a 700 milioni di euro!

Paolo Latella

mercoledì 12 aprile 2017

Al via la mobilità per i docenti e il personale Ata ma attenzione alla chiamata diretta perchè i collegi dei docenti decideranno i criteri...


Ieri (11 aprile 2017) è stato firmato il contratto di mobilità ed è stato trovato l'accordo sulla chiamata diretta dei docenti.
I sindacati confederali sono soddisfatti dell'accordo con il Governo, sarà il Collegio dei docenti a decidere i criteri con una delibera e il Dirigente Scolastico dovrà attenersi al numero dei requisiti.

Le domande di trasferimento per i docenti dovranno essere compilate dal 13 aprile al 6 maggio mentre per il personale Ata sarà dal 4 maggio al 24 maggio.

Diverse le novità e le deroghe alla legge n. 107/2015 presenti nel Contratto.
Ecco in sintesi (da Orizzonte Scuola) i punti principali del contratto:
– deroga al vincolo triennale di permanenza nella provincia di titolarità e nella scuola in cui si è ricevuto l’incarico triennale, per cui tutti i docenti, compresi i neo assunti (assunti cioè il 01/09/2016), potranno presentare domanda di mobilità sia provinciale che interprovinciale;
– domanda unica sia per il trasferimento provinciale che interprovinciale (restano distinte le domande per i passaggi di cattedra/ruolo, tante domande quanti sono i passaggi richiesti);
– scomparsa fase comunale, per cui la mobilità prevederà solo la fase provinciale e interprovinciale;
– non esprimibilità di comuni e distretti;
– richiesta, tra le preferenze, non solo di ambiti territoriali ma anche di scuole: 5 scuole al massimo e 10 ambiti;
– impossibilità, per i docenti titolari di ambito con incarico triennale, di esprimere l’ambito di titolarità e la scuola in cui si ha l’incarico triennale;
– titolarità su scuola per chi ottiene il trasferimento in una delle istituzioni scolastiche espresse nel modulo-domanda;
– equiparazione, nelle sole domande di mobilità, del servizio pre-ruolo o svolto in altro ruolo al servizio nel ruolo di appartenenza;
– organico unico per gli istituti comprensivi comprendenti più plessi anche di comuni diversi e per gli istituti di istruzione superiore con più indirizzi e sedi (ciò vuol dire che nella domanda si potrà indicare non più il codice dei plessi o indirizzi ma il codice della sede di organico; sarà poi il dirigente scolastico ad assegnare i docenti ai plessi in base ai criteri stabiliti dalla contrattazione d’Istituto);
– le aliquote destinate alle mobilità territoriale interprovinciale, a quella professionale e alle immissioni in ruolo: ai trasferimenti interprovinciali andrà il 30% dei posti disponibili dopo i trasferimenti provinciali; ai passaggi di cattedra e di ruolo il 10%;  alle immissioni in ruolo il 60% dei posti liberi dopo i trasferimenti provinciali.
Permettetemi di fare una considerazione.

La fretta ha creato un “mostro” giuridico. La chiamata diretta in mano al collegio dei docenti può sembrare un atto democratico che potrebbe ridare importanza al parlamento della scuola ma così come è stato deciso avremo invece criteri diversi che condizioneranno la vita dei docenti. In una scuola si delibererà criteri che mettono come elemento primario la graduatoria, i punteggi, in altri istituti si privilegerà la conoscenza delle lingue e l'esperienza nell'Alternanza Scuola Lavoro, in altre la dispersione, in altre l'inclusione. Ogni scuola avrà i propri criteri, più che autonomia scolastica io la chiamerei bordelline!

Mi sembra veramente un film tragi-comico... un pò come avviene a Medjugorje con la madonna... ti dicono a che ora apparirà e tutti in silenzio religioso salgono sulla montagna ma l'apparizione viene annullata se inizia a piovere.


Sempre e solo sulla pelle degli insegnanti. Sono sconcertato. La "Chiamata diretta" va cancellata perchè si scontra con il principio giuridico del concorso pubblico vinto e della libertà d'insegnamento!

Paolo Latella
Unicobas Lombardia